La tana del Bianconiglio

La mia foto
Palermo e Spinea , Sicilia e Venezie , Italy
Realizzo illustrazioni con matite acquerellabili e/o acquerelli.I protagonisti principali dei miei lavori sono creature grottesche, mostruose, deformi, freaks. Rappresento lo zero,ossia il caos dal quale tutto ha inizio e nel quale tutto ritorna. Sono in grado di assumere qualsiasi identità,e al tempo stesso non ne ho nessuna: sono il principio e la fine. Io sono quanto esiste prima e dopo il concepimento,sono il movimento che si protrae all'infinito. Sono il simbolo dell'anticonformismo,rappresento le situazioni imprevedibili.Posso portare occasione negative o positive:posso essere l'ispirazione geniale o il colpo di testa che fa precipitare nel baratro. Posso trovarmi nella parte iniziale dove tutto è possibile nel bene o nel male. Posso trovarmi alla fine di un percorso e tutto ciò che mi precede può mutare.

venerdì 13 aprile 2012

Cent'anni di solitudine

...Verso mezzanotte, Pietro Crespi si accomiatò con un discorsetto sentimentale e promise di tornare molto presto. Rebeca lo accompagnò fino alla porta, e dopo aver chiuso la casa e spento le lampade, andò nella sua stanza a piangere.
Fu un pianto inconsolabile che si protrasse per diversi giorni...
non era strano il suo ermetismo.
Anche se sembrava espansiva e cordiale, aveva un carattere solitario e un cuore impenetrabile.
...nessuno aveva mai scoperto che, nonostante la sua età, conservava l'abitudine di succhiarsi il dito. Perciò non perdeva l'occasione per chiudersi nel bagno, e aveva preso l'abitudine a dormire con la faccia rivolta contro il muro. Nei pomeriggi di pioggia, ricamando con un gruppo di amiche nel porticato delle begonie, perdeva il filo della conversazione e una lacrima di nostalgia le salava il palato quando vedeva i filoni di terra umida e i monticelli di fango costruiti dai lombrichi nel giardino.
Quei gusti segreti, sconfitti in altri tempi dalle arance col rabarbaro, esplosero in una bramosia irreprimibile quando cominciò a piangere. 
Riprese a mangiare terra.
La prima volta lo fece quasi per curiosità, certa che il cattivo sapore sarebbe stato il rimedio migliore contro la tentazione. 
E in effetti non poté sopportare la terra in bocca.
Ma insistette, vinta dall'ansia crescente, e a poco a poco cominciò a ricuperare l'appetito ancestrale, il gusto dei minerali primari, la soddisfazione senza strascichi dell'alimentazione originale.
Si metteva manciate di terra nelle tasche, e la mangiava a granelli senza essere vista, con un confuso sentimento di felicità e di rabbia, mentre insegnava alle sue amiche i punti più difficili e parlava di altri uomini che non meritavano il sacrificio che si mangiasse per loro il calcinaccio dei muri.
le manciate di terra rendevano meno remoto e più reale l'unico uomo che meritava quella degradazione, come se il suolo che egli calpestava coi fini stivaletti di vernice in un altro luogo del mondo trasmettesse a lei il peso e la temperatura del suo sangue in un sapore minerale che lasciava un bruciore aspro in bocca e un sedimento di pace nel cuore...
Da Cent'anni di solitudine - Gabriel G.Marquez

giovedì 12 aprile 2012

Il genio e la disperazione degli Artisti

Per studiare il rapporto tra la depressione e pittura è necessaria una profonda trasformazione dei criteri tradizionali: infatti, il problema coinvolge solo alcuni grandi geni, ma anche un gran numero di uomini eccezionali.
Gli scrittori e gli artisti sono soggetti alla depressione, con necessità di trattamento, in una proporzione 35 volte superiore alla media generale della popolazione.

Parliamo di Lev Nicolàevic Tolstoj(9 Settembre 1828-20 Novembre 1910)

A titolo di esempio per il profondo cambiamento da lui sofferto a causa di uno stato depressivo,
questo grande romanziere russo soffrì, infatti, all'età di cinquant'anni, di una malattia depressiva che trasformò completamente il suo comportamento, convertendolo in un difensore della non-violenza e della povertà volontaria. Sua moglie non apprezzò molto questo mutamento nella vita del marito e scoppiò fra i due una vera e propria crisi matrimoniale...

Parliamo di Ernest Hemingway(21 Luglio 1899-2 Luglio 1961)

La sua depressione associata all'alcoldipendenza prese la forma di una modalità di depressione paranoide, in cui erano combinati una forte tendenza al suicidio e il proposito di nasconderne o di dissimularne i sintomi. E proprio questo accadde quando il giorno seguente Hemingway, dimesso dalla Clinica Mayo degli stati Uniti, si suicidò con un'arma da fuoco.

Parliamo di Jean Genet( 19 Dicembre 1910-15 Aprile 1986)

Genet non era semplicemente una persona che trasgrediva le regole: egli costruiva il suo mondo personale sulla trasgressione; conduceva una vita miserabile, tra il vagabondaggio e la prigione, sognando sempre un mondo intriso di bellezza e di eroismo.
La sue fantasie e fantasticherie lirico-sentimentali si incarnavano in alcuni personaggi letterari, che erano in grado si convertire le cose più odiose e ripugnanti in cose belle e affascinanti; queste sue figure letterarie erano, per lui, l'unica compagnia disponibile.
L'isolamento, infatti, fu una caratteristica fondamentale della sua vita; a volte la sua natura solitaria lo faceva sentire come un bambino abbandonato dalla famiglia e dalla patria; i suoi contatti sessuali effimeri, impersonali e promiscui gli permettevano di mantenersi in una situazione di completa solitudine, tanto che lo si può considerare come il massimo emblema degli scrittori più soli e solitari di tutti i tempi: era una persona isolata, sia da un punto di vista fisico, sia morale, sia nella scelta delle norme di vita. 
Per lui il partner omosessuale non esisteva come tale, ma solo come organo sessuale.
Egli si costruì un "anitomondo", che lottava contro tutti e tutto, in cui cercò di glorificare l'omicidio, il crimine e l'obbrobrio.
Egli addirittura ammirava i nazisti che avevano invaso Parigi, perché univano alla loro forza e alla loro gradevole presenza fisica una raffinata tecnica di tortura.

Parliamo di Emil Cioran (8 Aprile 1911-21 Giugno 1995)

Emil Cioran, scrittore rumeno che abitualmente risiedeva in Francia è diventato famoso perché i suoi libri hanno aperto la strada alla teorizzazione del suicidio.
Cioran incarnava l'apologia del suicidio: infatti, egli lo presentava come un atto di forza e di coraggio; potremmo quasi dire che questo scrittore sia diventato il grande predicatore del suicidio metafisico-logico, senza mai condannarlo come agito pulsione, istintuale.
Cioran si presentava come un veterano del dolore, della disperazione e del suicidio; infatti, egli continuò a rimandare di giorno in giorno il momento della sua morte.
L'affermazione: "La più grande impresa della mia vita è di essere ancora vivo" implica quanto meno una profonda contraddizione, visto che, la sua logica di pensiero, implicava che essere rimasto in vita fosse in realtà un completo fallimento, aggravato dal senso di colpa dovuto alla sua responsabilità nei confronti degli altri. Cioran sosteneva che la difficoltà nel commettere tale atto era dovuta all'azione combinata di due fattori: l'abitudine alla vita e l'attrazione verso alcuni piccoli piaceri della vita.
Il suo desiderio di uccidersi derivava da molteplici fattori: disturbi digestivi, insonnia, fallimento, successo, avversità e problemi con le donne. Alla minaccia di una qualche malattia reagiva cadendo a priori nello sconforto, quasi a voler evitare di essere sorpreso da qualcosa di peggiore.
La quantità di motivi addotti da Cioran per giustificare il suicidio si possono riassumere nell'errore di essere nato; è questo il nocciolo della questione. Essendo la nascita qualcosa di irreparabile, la tralasciava e si occupava della morte.

Parliamo di Mariano Josè de Larra ( 24 Marzo 1809-13 Febbraio 1837)
 
La Spagna pianse molto Mariano Josè de Larra, suicidatosi una notte d'inverno. 
Il suo pseudomino era Figaro ed era un grande giornalista e uno scrittore di grande successo.
Il giorno fatale lo scrittore ricevette la visita di Dolores Armijo, la donna che amava, la quale si recò all'appuntamento con un'amica, testimone di tutti i fatti.
L'incontro fu breve: Dolores lo rifiutava per sempre e voleva che le fossero restituite le sue  lettere; le due non fecero in tempo ad arrivare in fondo alla strada che Larra si tolse la vita con un colpo di pistola.
La frustrazione amorosa può essere stata la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso colmo di disgrazie di Larra, spirito appassionato e impulsivo.
Sposatosi a vent'anni, unione da cui nacquero tre figli, si trovò ad affrontare una situazione finanziaria precaria che lo costrinse a dedicarsi in modo smisurato a varie attività letterarie, come traduzione, poesie, romanzi, teatro e giornalismo.
A ventitré anni lo scrittore iniziò una relazione con una donna sposta, Dolores Armijo, e un anno dopo si separò dalla moglie. Negli ultimi quattro anni della sua vita, ottenne importanti successi letterari e giornalistici e intraprese la carriera politica, che lo condusse peraltro a crearsi molti nemici.
Il suicidio di Larra è considerato come una conseguenza quasi impulsiva per il rifiuto da parte della donna di continuare la loro relazione, eppure altri fattori della vita di Larra rinforzano la sua decisione: accusato di mancanza di patriottismo, considerato un traditore, che si vendeva all'opposizione per denaro e la sua condizione psichica precaria.

Parliamo di Heinrich von Kleist ( 18 Ottobre 1777- 21 Novembre 1811)

Il suicidio del poeta e romanziere tedesco è uno dei più commoventi e tragici che si conoscano.
Quando Kleist morì, era conosciuto solo in Germania, la sua patria, dove non gli si attribuiva una grande  importanza; lo si considerava anzi uno scrittore volgare.
Kleist è stato riscoperto come un grande scrittore cent'anni dopo la sua morte; oggi, è considerato uno dei migliori scrittori tedeschi di racconti di tutti i tempi, un grande poeta tragico e un drammaturgo insuperabile.
Suo padre, militare nell'esercito prussiano, morì quando il ragazzo aveva dieci anni e sua madre cinque anni dopo. Tre anni più tardi, quando aveva diciotto anni, si suicidò suo cugino, che era il suo amico prediletto.
La sua breve vita, si suicidò infatti a treantaquattro anni, fu caratterizzata dalla miseria: fu costretto anche a fare l'apprendista falegname. Cercò appoggio presso i fratelli, ma non ottenne aiuto; non servirono neppure le attenzioni rivolte alle personalità eminenti della cultura e della politica di allora, né quelle rivolte al re in persona.
Heinrich fu una miserabile vittima del suo tempo, che non aveva risorse neppure per sopravvivere: la sua personalità era segnata da balbuzie che di solito scatenava negli altri grande ilarità; infine, non si è mai venuti a conoscenza di una relazione amorosa.
Soffocato fin dall'adolescenza da una sensazione di solitudine quotidiana, aveva il terrore di morire solo.
Ogni volta che pensava di uccidersi, decisione presa varie volte, proponeva agli amici e alle amiche di unirsi in questa determinazione, in un suicidio collettivo e simultaneo.
Arrivò il momento in cui una donna gli rispose affermativamente: Henriette Vogel, non desiderava altro che mettere fine immediatamente alla sua vita, essendo stata colpita da un cancro incurabile.
Ciò che causava in questo scrittore tedesco l'ansia di suicidio era la sua situazione cui si combinavano la solitudine causata dal sentirsi solo, e la solitudine dovuta al fatto di essere effettivamente solo, a cui si aggiungevano il rifiuto degli altri, la mancanza di risorse economiche, il fallimento letterario e la serie di umiliazioni ricevute sia come persona che come scrittore.
Henriette e il poeta di diressero in carrozza verso Postdam, in un luogo solitario.
Trascorsero l'ultima notte in una locanda, in due stanze vicine, dediti entrambi, ciascuno per conto proprio, a scrivere lettere d'addio.
All'alba andarono a passeggiare in riva al lago Wannsee; si fermarono a prendere un caffè.
La cornice romantica del lago e delle sue rive, con il tavolino e le due sedie all'aria aperta - era il mese di Novembre - si tinge di emozioni inquietanti se si considerano alcuni particolari come le due pistole che si trovavano nel cestino che lei portava al braccio, coperto da una tela bianca.
Heinrich con una pistola sparò a bruciapelo al cuore di Fru Vogle e con l'altra si sparò in bocca.

Parliamo di Arthur Koestler((Budapest, 5 settembre 1905 – Londra, 3 marzo 1983)
Altro caso di suicidio doppio quello di Arthur Koestler e moglie.
Koestler sviluppò l'idea del suicidio solitario, indotto da una malattia che si aggiungeva ad un morbo di Parkinson di cui già soffriva. Pensava di commetterlo da solo, perciò nel testamento sua moglie figurava  come la principale beneficiaria.
Poi lei si unì al marito perché seppe di avere anche lei un cancro terminale e approfittò delle circostanze visto che lui desiderava togliersi la vita nella loro stessa casa.

Parliamo di Gérard de Neval ( 28 Maggio 1808-25 Gennaio 1855)
Nel commentare il suicidio del  poeta francese non possiamo tralasciare la sua triste infanzia, caratterizzata dalla mancanza del focolare domestico e della tenerezza materna, visto che sua madre morì due anni dopo la sua nascita. 
Inoltre, la figura del padre era molto confusa, visto che era rappresentata da quattro persone: il padre legale, quello naturale( sconosciuto) e due padri adottivi.
A ventisei anni cominciò ad avere idee suicide; sette anni dopo, nel Febbraio del 1841, apparvero i primi sintomi psicotici. Nel 1852, si ripeté l'episodio psicotico, ma con la comparsa, questa volta, di percezioni deliranti e sintomi schizofrenici.
Poi, convinto che fosse giunta la fine del mondo, per il fatto di avere visto il sole nero e un globo rosso sangue, cercò ansiosamente un confessore, oppresso da un senso di colpa; in seguito si diresse verso la Senna, con l'intenzione di suicidarsi.
Passarono due anni, in cui lo scrittore visse una situazione di estrema miseria fisica e sociale, senza un domicilio fisso; nella notte del 25 Febbraio 1855 si impiccò con un laccio di un grembiule ad una tettoia, dopo aver tentato, inutilmente, di farsi aprire la porta di un alloggio per vagabondi lì intorno.
Chiudiamo il suo ritratto con queste commoventi parole di Gòmez de la Serna (scrittore e aforista spagnolo)   :" Se ne andò da queso mondo dicendo:perché ci sono arrivato"?  

lunedì 9 aprile 2012

Séraphine de Senlis

Vi parlo oggi di una grande artista francese: Sèraphine de Senlis.
Pittrice istintiva, appartenente al gruppo detto dei Primitivi Moderni, Sèraphine Louis nasce nel 1864 ad Arsy e muore nel manicomio di Clermont-de-l’Oise, nell’inverno del 1942, dopo una reclusione di dieci anni.
Nata da una famiglia di pastori e domestici, il suo talento fu scoperto nel 1912 dal collezionista d'arte Wilhelm Uhde (che ha scoperto Picasso e Braque).
Mentre risiedeva nella città dove viveva la pittrice, Senlis (Oise), Uhde vide una natura morta raffigurante mele nella casa dei vicini e rimase esterrefatto nel sapere che Louis, la sua donna delle pulizie, fosse un'artista.
Con il patrocinio di Uhde, Louis si impose come artista naïve del suo tempo.
I lavori di Séraphine sono costituiti prevalentemente da arrangiamenti floreali riccamente fantasiosi.
La sua carriera fu relativamente breve. Nel 1930, tre anni dopo la prima esibizione, Uhde smise di comprare i suoi dipinti a causa della Grande Depressione francese.
Séraphine fu ammessa nel reparto psichiatrico dell' ospedale di Clermont de l' Oise dove passa gli ultimi anni della sua vita.
La vita di questa pittrice è stata  omaggiata e ricordata dal regista Martin Provost che nel 2008 realizza il film intitolato "Séraphine".
È stato il film trionfatore dei Premi Cèsar 2009, con sette premi vinti, fra cui quello per il miglior film.
Questa è  la storia di una pittrice dimenticata; il ritratto di una donna che ha contrastato col colore i mostri che le crescevano dentro.
Una bellissima frase detta da una donna alla quale Sèraphine mostra una delle sue tele dice:
"Oh Sèraphine il vostri fiori sono strani, si muovono! 
Non so perché, ma mi fanno paura.
Sembra che le foglie siano ferite, tagliate col coltello, che coli del sangue"   
e Sèraphine risponde:
"Lo so Madame, anche io ogni volta che lo guardo ho paura di quello che ho fatto!"

 
Fleur (Fiori)









                        

Sèraphine
                                                     La locandina del film

 Film con: Yolande Moreau

       

giovedì 22 marzo 2012

Israel Kamakawiwo'ole

Israel "IZ" Kamakawiwo'ole (Oahu, 20 maggio 1959 – Honolulu, 26 giugno 1997) è stato un cantante e musicista statunitense nativo delle Hawaii.
È conosciuto anche con gli pseudonimi di Bruddah Iz o Bradda IZ.
È divenuto famoso nel 1993 con la pubblicazione dell'album discografico Facing Future contenente il medley delle canzoni Somewhere Over the Rainbow e What a Wonderful World  eseguito in una versione con accompagnamento all'ukulele.
Nato al Kuakini Hospital di Oahu da Henry Kaleialoha Naniwa e Evangeline Leinani Kamakawiwo'ole, ha vissuto nella comunità di Kaimuki, nel sobborgo di Waikīkī dove i suoi genitori, nati tutti e due nelle isole Hawaii, si conobbero e si sposarono.
Ha iniziato a suonare con il fratello maggiore Skippy all'età di undici anni, dopo avere ascoltato la musica dei grandi artisti hawaiiani del tempo, come Peter Moon, Palani Vaughn e Don Ho, che frequentavano l'ambiente in cui lavoravano i suoi genitori.
Durante la sua adolescenza, la famiglia si trasferì a Makaha. Lì conobbe Louis "Moon" Kauakahi, Sam Gray e Jerome Koko. Insieme al fratello Skippy formarono i Makaha Sons of Ni'ihau. Dal 1976 fino agli anni ottanta, la band hawaiana raggiunse la popolarità in seguito a tour nelle Hawaii e negli Stati Uniti continentali, fino a pubblicare dieci album di successo.
Nel 1982 il fratello di Israel, Skippy, morì di attacco cardiaco.
Nello stesso anno, IZ sposò l'amica d'infanzia Marlene da cui ha avuto una figlia chiamata Ceslieanne "Wehi".
Nel 1990, IZ pubblicò il suo primo album da solista Ka'ano'i che gli permise di vincere il premio per l'Album Contemporaneo dell'Anno e come miglior Cantante dell'Anno assegnatogli dalla Hawai'i Academy of Recording Arts (HARA).
Facing Future fu pubblicato nel 1993.
Considerato il suo miglior album, contiene la sua canzone più nota, il medley Somewhere Over the Rainbow/What a Wonderful World, assieme a Hawai'i 78, White Sandy Beach of Hawai'i, Maui Hawaiian Sup'pa Man e Kaulana Kawaihae.
Nel 1994 l'HARA lo nominò miglior artista dell'anno.
E Ala E (1995) conteneva le canzoni politiche E Ala E e Kaleohano e in In Dis Life (1996) pubblicò In This Life e Starting All Over Again.
Man mano che la sua carriera proseguiva, Iz divenne noto per le lotte a favore dei diritti hawaiani e come attivista del movimento per l'indipendenza hawaiana, sia per la sua musica (i cui testi, spesso trattavano del problema dell'indipendenza) sia per la sua stessa vita.
Nel 1997, IZ fu di nuovo premiato dalla Hawai'i Academy of Recording Arts al premio annuale Na Hoku Hanohano come Miglior Cantante dell'Anno, Miglior Artista dell'Anno e Album dell'Anno. Iz seguì la cerimonia dalla stanza di un ospedale.
Nell'ultima parte della sua vita IZ patì di una grave forma di obesità arrivando a pesare 340 kg .
Fu più volte ricoverato in ospedale e morì per problemi respiratori alle 12:18 del 26 giugno 1997 all'età di 38 anni. Durante il suo funerale per tutto il giorno fu mostrata la bandiera hawaiana a mezz'asta.
Le sue ceneri furono sparse nell'oceano a Makua Beach.
IZ è stato soprannominato "Gigante buono" dai suoi ammiratori.
È ricordato anche per essere stato tra gli ultimi purosangue hawaiani: sempre sorridente e ottimista, di lui fu particolarmente apprezzato l'amore che nutriva per la sua terra e per la sua gente.
Fonte:
Israel kamakawiwo'ole
Video Omaggio a IZ

Israel (IZ) per me non è un cantante con una bella voce e basta, lui è IL cantante che con la sua voce di straordinaria bellezza mi ha aiutato a trovare pace e serenità in un periodo piuttosto buio della mia vita.
Ogni singola volta che ascolto le sue canzoni(tutte quante)in particolare Wind beneath my wings io non solo mi rilasso ma un forte senso di quiete e pace assoluta e un pò di commozione mi pervade.
E questo giuro succede SEMPRE, ed è una bellissima sensazione.
Nei suoi occhi, quando guardo un video vedo tanta dolcezza.
Lo chiamano Gigante buono ed è una stupenda coincidenza(?)perchè anche il mio papà io lo chiamavo così.
Ciao Israel.





martedì 14 febbraio 2012

Senza peso

L'11 Febbraio 2012 alle ore 18:oo a Cremona è successo qualcosa...
...suspance...

L'inaugurazione della mostra fotografica "Senza peso"di Federico Fronterrè.
Si tratta di ritratti "live" a Muse, Marlene Kuntz, Zen Circus e altre band con la partecipazione di Linfante che si esibisce per regalare a tutti le sue note e la sua voce.
Io c'ero e ne sono contenta!
Per maggiori informazioni sulla mostra Una specie di spazio .
Vi lascio qualche foto e il video live di Linfante.

Linfante Live

Federico Fronterrè e Linfante ( alle spalle le foto di Federico )

Il pubblico

Linfante (alle spalle le foto di Federico Fronterrè)

Federico Fronterrè riprende ( dietro un David sorridente)


giovedì 9 febbraio 2012

Parliamo di Cierresse

9/02/2012 ore 22:53
Oggi dedico qualche riga per un cortometraggio semplice e breve intotalo Cierresse.
Mi è capitato sotto mano per puro caso. Ciò che maggiormante trovo interessante è l'eleganza e la semplicità con cui viene trattato un argomento serio come la disalbilità.
Luca Murri (giovane regista) dice:" I supereroi, cosa sono, in fondo? Uomini diversi, condannati ad essere migliori. Proprio come le persone che hanno qualsiasi tipo di difficoltà.".
Cierresse - Centro Recupero Supereroi è un cortometraggio di Luca Murri realizzato dall'Oldstyle Group e distribuito da Zi&Pa Pictures.
Trama: Un ragazzo si reca al centro recupero supereroi .
Gli viene illustrata la situazione clinica di quelli che, una volta, erano potenti supereroi. Anche il ragazzo viene scambiato per uno di questi, ma alla fine...
Realizzato per il 48 Hour Film Projectdi Roma 2011.
Il 48 Hour Film Project è una singolare iniziativa rivolta ai cineasti emergenti, un concorso con regole inusuali. I partecipanti devono realizzare un cortometraggio nel breve spazio di un week-end.
La sera del venerdì ricevono una busta contenente i dati che saranno alla base del video, dovendovi obbligatoriamente apparire: vengono scelti un personaggio principale (nel corto in questione è Nicola o Nicoletta Pianta, cuoco/a) un oggetto di scena (nel corto un cappello da Babbo Natale)una battuta che dovrà essere pronunciata (nel corto "Questo è un treno che non va perso") e il genere (in questo caso Supereroi) a cui il corto dovrà attenersi.
I registi hanno solo quarantotto ore per terminare il film, che verrà poi proiettato in apposite rassegne.
Cierresse è stato premiato dalla giuria popolare, e si merita ogni applauso; non si tratta naturalmente di un fan-movie sui supereroi, ma di un'opera delicata che, nel suo piccolo, ha le caratteristiche del buon cinema italiano più tradizionale, cioè impegno sociale e uno sguardo surreale che riesce ad accostarci al mondo delle diversità senza retorica.

Parlo di  questo corto, trattato con sano umorismo, intelligenza e originalità ,perchè a mio parere va visto.
La trama scorre veloce e fa sorridere, ma anche e soprattuto riflettere.
Vi lascio il link su youtube dove potrete gustarvi questo delicato e originale cortometraggio Cierresse e vi lascio anche il link di uno special, un'intervista fatta a Luca Murri (regista) sempre su youtube Special   e la loro pagina Facebook
BUONA VISIONE.
Una citazione per voi,cari lettori
"Lei è un pazzo furioso. –  Questa mania di dare del pazzo a quelli che non si comprendono! Che pigrizia mentale! (Amélie Nothomb)

giovedì 12 gennaio 2012

Omaggio al colonnello astrale N.O.F.4

Oggi voglio raccontarvi la straordinaria storia di Oreste Fernando Nannetti.
Nato a Roma nel 1927, Nannetti passa dopo una difficile infanzia, gran parte della sua vita in vari ospedali pschiatrici, durante la sua permanenza all'ospedale Volterra  fu autore di un ciclo di graffiti considerato un capolavoro dell' Art Brut.
Nannetti scrisse un gran numero di lettere e cartoline a parenti immaginari , firmandosi con le sigle Nanof, Nof o Nof4 e definendosi, senza soluzione di continuità, Astronautico Ingegnere Minerario, colonnello astrale, scassinatore nucleare o Nannettaicus Meccanicus - santo della cellula fotoelettrica.
La sigla NOF venne da lui stesso risolta, di volta in volta, come "Nannetti Oreste Ferdinando" o "Nucleare Orientale Francese" o, ancora, "Nazioni Orientali Francesi", mentre il «4» costituiva il riferimento alla matricola che aveva ricevuto all'entrata della struttura.
Negli anni di degenza al Ferri, Nannetti incise una serie di graffiti sugli intonaci del complesso, utilizzando le fibbie delle cinture che facevano parte della divisa degli internati.
Uno, lungo 180 metri e alto in media due, correva intorno al padiglione dell'istituto.
L'altro, lungo 102 metri e alto in media 20 centimetri, occupava il passamano in cemento di una scala.
I due cicli erano organizzati come un sorta di racconto per immagini.

I graffiti hanno per tema visionari racconti fantascientifici spesso incoerenti o di difficile interpretazione.
Fra i testi è possibile leggere:
-"Io sono un astronautico ingegnere minerario nel sistema mentale"
-"Il vetro le lamiere i metalli il legno le ossa dell'essere umano e animale e l'occhio e lo spirito si controllano attraverso il riflessico fascio magnetico catotico"
-"Grafico metrico e mobile della mortalità ospedaliera: 10% per radiazioni magnetiche teletrasmesse, 40% per malattie varie trasmesse o provocate, 50% per odi e rancori personali provocati o trasmessi"
-"Amo il mio essere materiale come me stesso"

Nei "racconti" Nannetti afferma di poter comunicare telepaticamente con alieni (definiti alti, spinacei, naso ad Y) e narra la conquista di mondi sconosciuti e terribili guerre combattute con armi altamente tecnologiche, nel racconto si intrecciano magie alchemiche e selve di tralicci metallici e antenne.
Nannetti ( N.O.F.4) muore a Volterrail 24 Novembre 1994.
Vorrei omaggiare la straordinaria storia di questo uomo che è riuscito a "incidere"nel tempo il proprio nome.

N.O.F.4 da giovane


Graffiti

Scritto da Silvia Amodio il 26/10/2012
Fonte: http://www.coopfirenze.it/informatori/notizie/il-libro-al-muro-12772

“Nella sezione giudiziaria del reparto Ferri  il Nannetti inizia il suo capolavoro. Si firma NOF4, un acronimo del suo nome (Nannetti Oreste Fernando), dove il 4 potrebbe riferirsi ai luoghi dove è stato rinchiuso, orfanotrofio, carcere, due manicomi.
Utilizzando la fibbia in dotazione alla "divisa da matto", incide instancabilmente sul muro del suo reparto, per tutto il periodo che è ospitato, in tutte le ore d'aria che gli sono concesse, un lunghissimo graffito composto da segni, parole e disegni. Chiuso in un totale mutismo, esprime così il suo mondo interiore.
Personaggio chiave di questa storia è l'infermiere Aldo Trafeli, forse l'unico che riesce ad accedere ai suoi pensieri. Il Nannetti gli "traduce" la sua opera e, grazie a questo, a tratti si svelano frasi affatto banali: "come una farfalla libera canta tutto il mondo è mio... e tutto fa sognare. L'elemento umano si allunga e si accorcia. Grafico metrico e mobile della mortalità ospedaliera: 10% per radiazioni magnetiche teletrasmesse, 40% per malattie varie trasmesse o provocate, 50% per odi e rancori personali provocati o trasmessi".
Il Nannetti segue un metodo preciso: prima "disegna" sul muro il contorno di una pagina, poi lo riempie armato di fibbia e di pazienza. Non viene distratto da nulla neanche dai tre alienati che occupano sempre la stessa panchina e che il Nannetti "scontorna", lasciando sul muro le sagome vuote a testimonianza di queste presenze. Non riceverà mai visite di parenti o amici, nonostante negli anni scriva molte cartoline. Stuzzicato su argomenti piccanti, rispondeva che il suo unico interesse era la scienza. In effetti, il muro è pieno di riferimenti alla tecnologia, quelli più particolari sono i disegni di missili, pianeti e astronauti realizzati prima che l'uomo andasse sulla luna! 
Graffio e parola
Ora questa struttura è stata venduta e sarà presto riconvertita, Andrea Trafeli (figlio dell'infermiere Aldo) e Claudio Grandoli, tra i fondatori della Onlus Incursione Graffio e Parola stanno cercando di proteggere questa preziosa opera. Riconosciuta a livello internazionale come un esempio unico di Art Brut, quel concetto, coniato da Jean Dubuffet che indica pitture primitive, graffiti e disegni realizzati da bambini o persone con problemi psichiatrici. «La nostra preoccupazione - ci spiega Grandoli - è quella di tramandare la memoria storica del manicomio di Volterra, uno tra i più importanti in Italia, e allo stesso tempo far comprendere sul nostro territorio l'importanza di questa opera, tanto conosciuta e apprezzata all'estero quanto sottovalutata da noi».
L'intenzione ora è quella di staccare il graffito e conservarlo in un luogo ancora da definire. «Un'operazione molto delicata», sottolinea Fabrizio Bandini, direttore tecnico della sezione affreschi e pitture murali dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Bandini, per conto del prestigioso istituto ha offerto una consulenza scientifica per valutare lo stato di conservazione del graffito; come ci illustra lui stesso, «la situazione purtroppo è piuttosto grave, a causa del degrado e dell'incuria a cui nel tempo è stata abbandonata l'intera struttura».

Altro:
Nel 1984 il comitato di gestione della U.S.L. 15 autorizza la pubblicazione di un volume, N.O.F. 4 Il Libro della Vita (Ed. del Cerro - a cura di M. Trafeli, trascrizioni di A. Trafeli, foto di P. Manoni – 1985), che include documentazione fotografica e testi “tradotti” del graffito e delle cartoline e stabilisce un compenso per l’autore: due milioni, concordati come una tantum. Nannetti non apprezzò particolarmente il gesto. Ben più contento fu dell’articolo pubblicato sull’Espresso (14 settembre 1986) da Antonio Tabucchi, intitolato Caro muro ti scrivo, come riportato nel numero monografico - numero II del 1995 - di Neo Psichiatria (Edizioni del Cerro): Esistere nella follia, dedicato proprio ai lavori su carta di Nannetti.
Nel 1985, fu girato il film L’osservatorio nucleare del signor Nanof, prodotto da Studio Azzurro con la regia di Paolo Rosa. Nel 1993 la compagnia teatrale Aenigma di Urbino, diretta da Vito Minoia, realizza uno spettacolo teatrale con musiche originali dal vivo di Luciano Dani. Il 29 giugno 1996 viene organizzato il convegno Arte e malattia mentale all’Istituto di Scienze Umane di Napoli. Nel 2002 Erika e Piernello Manoni realizzano il documentario I graffiti della mente. Sempre nel 2002 viene prodotto dal Circolo Freaks di Napoli, con la regia di Giuseppe de Vita, il cortometraggio Graffiti, liberamente ispirato alla figura di Nannetti.
Nannetti Oreste Fernando è morto a Volterra il 24 novembre 1994. Il graffito del Ferri è ormai in totale disfacimento. La balaustra è stata abbattuta. I lavori cartacei bruciati in quanto effetti personali dopo la morte di Nannetti, in assenza di parenti a cui inviarli. Fortunatamente erano stati in precedenza fotocopiati.
Qui il video  

E qui altro ancora:
http://www.influx.it/pdf/hetriestocometous.pdf

Illustrazione"Omaggio al colonnello astrale N.O.F.4"
Il mio omaggio al colonnello astrale. Il bianconiglio che diventa N.O.F.4
Illustrazione di Sabina Meschisi
Matite acquerellabili su carta rosaspina.

"Omaggio a N.O.F.4"
Potete trovare informazioni e foto su youtube oppure in queste pagine
I Graffiti di NOF
Ospedale psichiatrico di Volterra
oppure su wikipedia